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Obama rivendica la facoltà di tenere in carcere dei “sospetti” senza processo

Tom Eley

25 Settembre 2009

L’amministrazione Obama ha annunciato questa settimana che intende continuare la politica dell’amministrazione Bush di tenere in carcere a tempo indeterminato dei "sospetti di terrorismo" senza accuse né processo.

Mercoledì scorso il Dipartimento della Giustizia americano ha infatti affermato che il Presidente Obama può continuare a tenere in carcere dei "sospetti di terrorismo" indefinitamente e senza esame giudiziario, e ciò in base alla Autorizzazione all’Uso della Forza Militare accordata dal Congresso nel clima dell’attacco terrorista avvenuto a New York ed a Washington l’Undici Settembre 2001 in base allo stesso criterio adottato dal predecessore di Obama George W. Bush.

La mossa mira a istituzionalizzare l’attacco all’istituto giuridico anglosassone dell’habeas corpus [che salvaguarda la libertà individuale contro l’azione arbitraria dello Stato], ossia il granitico principio dei diritti democratici e delle libertà civili sancito dal Bill of Rights della Costituzione degli Stati Uniti.

Tale annuncio costituisce un cambio di atteggiamento rispetto a quello delineato da Obama in un discorso pronunciato lo scorso 22 Maggio presso i National Archives. In quell’occasione egli disse che si sarebbe rivolto al Congresso per ottenere una disposizione giuridica atta a continuare la politica della detenzione indefinita, la quale – affermò – era l’unico modo di far sparire una parte della gente del carcere di Guantánamo che sarebbe stato "troppo pericoloso" sottoporre a processo nei tribunali civili.

In realtà il governo non vuole che questi detenuti vengano giudicati nei normali tribunali civili perché i loro processi farebbero venire alla luce il fatto che contro gli imputati è stata usata la tortura - e le prove ottenute con la tortura sono legalmente inammissibili - e perché i processi civili potrebbero rivelare fatti imbarazzanti circa le attività dei servizi segreti americani.

"Intendo dire con la massima chiarezza che il nostro fine è quello di costruire per i detenuti di Guantánamo una struttura legale legittima" - disse Obama tre mesi fa – "e per procedere in questo senso la mia amministrazione lavorerà col Congresso per studiare un adatto regime legale".

Questo nuovo "regime legale" di Obama, hanno detto delle fonti informative, avrebbe probabilmente compreso una "Corte Nazionale di Sicurezza" nella quale verrebbero ammesse prove "per sentito dire" e testimonianze estratte attraverso la tortura.

Nella dichiarazione di Mercoledì il Dipartimento della Giustizia ha dichiarato che l’amministrazione "non sta attualmente cercando un’ulteriore autorizzazione", ma che essa "si avvarrebbe della facoltà già prevista dal Congresso come Autorizzazione all’Uso della Forza Militare". Questa deliberazione venne infatti proposta e approvata come provvedimento al solo scopo di ottenere l’appoggio del Congresso per l’invasione dell’Afghanistan.
Obama ha deciso di avvalersi di questo sotterfugio per aggirare il Congresso onde evitare i dibattimenti legali e le polemiche pubbliche che tale provvedimento susciterebbe. Affermando semplicemente il suo potere esecutivo l’amministrazione sta effettuando un attacco fondamentale ai diritti democratici senza dover affrontare alcun pubblico dibattimento.

Secondo quanto riferito da qualcuno, la decisione dell’amministrazione di applicare la detenzione a tempo indeterminato riguarderebbe solo gli attuali carcerati di Guantánamo. Tuttavia, nel raziocinio legale che si cela sotto tale disposizione – e cioè che la suddetta Autorizzazione all’Uso della Forza Militare autorizza il presidente ad arrestare senza accuse e senza processi chiunque egli dichiari essere membro o sostenitore di Al Qaeda o dei Talibani - non vi è nulla che impedisca ad Obama di applicare a nuovi carcerati la detenzione a tempo indeterminato.

È degno di nota il fatto che tale raziocinio giuridico venne esplicitamente ripudiato dalla Corte Suprema nella decisione emessa nel 2006 a sfavore della amministrazione Bush nel caso Hamdan contro Rumsfeld. Il giudice John Paul Stevens, esprimendo il parere della maggioranza del collegio giudicante, dichiarò che nella Autorizzazione all’Uso della Forza Militare non vi era nulla che "minimamente alludesse" a consentire al presidente di estendere i suoi poteri relativi al caso di guerra per annullare un processo regolare.
Alcuni difensori delle libertà civili si sono mostrati a favore dell’annuncio della amministrazione Obama basandosi sul fatto che la prevista disposizione giuridica risulterebbe ancor più distruttiva dei diritti democratici della semplice affermazione del potere esecutivo. Rispondendo a ciò l’avvocato Jonathan Hafetz dell’ACLU [Unione Americana per le Libertà Civili], che rappresentava il prigioniero di Guantánamo Mohammed Jawad nella sua causa di habeas corpus, affermò: "In pratica, Obama continua a sostenere la stessa tesi di base di Bush: il diritto di catturare delle persone in qualsiasi parte del mondo e negare loro un giusto processo in base al concetto della 'guerra globale al terrorismo’ ".

La decisione di Obama segna un intensificarsi dell’attacco all’istituto giuridico dell’habeas corpus, il "grande mandato" che sta alla base di tutte le libertà civili e che risale al Medioevo. L’habeas corpus stabilisce infatti che lo Stato deve far comparire una persona arrestata innanzi a una corte indipendente e mostrare una giusta causa per la sua detenzione. In mancanza di ciò la persona arrestata "ha il diritto di tenersi il suo corpo" e deve essere rilasciata.

Mercoledì scorso il Dipartimento della Giustizia ha altresì definito ciò che ha presentato come una interpretazione democratica del privilegio esecutivo dei "segreti di stato", che consente al governo federale di distrarre certe prove dai procedimenti legali in base all’asserzione che potrebbero essere di danno alla sicurezza nazionale.

Anziché fare uso del detto privilegio per bloccare l’uso di particolari prove, le amministrazioni sia di Bush che di Obama hanno preferito invocare i "segreti di stato" come mezzo per archiviare interi procedimenti giudiziari promossi da vittime della tortura, della cosiddetta "extraordinary rendition" [trasferimento forzato e illegale di una persona da un paese a un altro], e dell’ascolto non autorizzato di telefonate altrui.

I nuovi parametri adottati non limitano l’uso del detto privilegio per vanificare i processi legali che contestano abusi governativi. Come l’amminitrazione Bush, anche Obama ha adottato la tesi che i metodi usati dagli Stati Uniti per la "guerra al terrorismo" sono al disopra di considerazioni di carattere legale.

Un altro avvocato che fa parte dell’ACLU, Ben Wizner, ha detto: "Essi non dicono in nessun posto 'noi non chiediamo che all’inizio di un procedimento giudiziario venga messo da parte il concetto dei segreti di stato’. Dicono solo 'ci sforzeremo di applicare tale concetto il meno possibile’. Ma ciò non cambia quello che fino ad ora sono andati facendo.

La riconferma di Obama della detenzione a tempo indeterminato, e un ampliarsi della dottrina sui segreti di stato, mettono entrambe in rilievo il carattere profondamente reazionario di questa amministrazione. Questi fatti si aggiungono ad una lunga lista di politiche antidemocratiche messe in opera dalla amministrazione Bush.

Il governo Obama ha dichiarato di avere il diritto di eseguire operazioni illegali di spionaggio domestico e di praticare la sopra ricordata "extraordinary rendition". Inoltre ha negato ai prigionieri del famigerato carcere di Bagham in Afghanistan il diritto di invocare l’habeas corpus. E Obama ha dichiarato – in nome del "darsi dafare" – la sua determinazione a difendere l’amministrazione Bush e gli agenti della CIA che hanno sovrainteso a un regime globale di torture e di assassinii.

Queste non sono delle politiche errate, come asseriscono alcuni critici liberali. Gli abusi antidemocratici della cosiddetta "guerra al terrorismo" vengono inesorabilmente resi palesi dal fatto che la classe dominante americana ricorre a continue guerre di aggressione come mezzo per controbilanciare l’erosione della sua situazione economica.

Il fine principale della amministrazione Obama non è la lotta al terrorismo. Negli Stati Uniti, invece, la struttura di uno stato di polizia - che viene preparato in condizioni di disoccupazione di massa e di continuo aumento della miseria sociale – verrà usata per combattere qualsiasi opposizione politica e sociale.


Traduzione di Rolando M.

Articolo originale:
http://www.wsws.org/articles/2009/sep2009/obam-s25.shtml








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